Riviste

Se è noto a tutti che oggi in Italia si stampano molti libri e riviste di vario genere, ma che stranamente si legge assai poco, di gran lunga meno che in quasi tutti gli altri stati europei, la pubblicazione di una nuova rivista non solo non dovrebbe essere motivo di soddisfazione, ma potrebbe con non poche ragioni creare perplessità, se non proprio un senso di istintivo rifiuto. Pur tuttavia chi si impegna in questa iniziativa ritiene che qualche giustificazione ci sia e che quindi energie e risorse non siano affatto sprecate.
La Valle di Oneglia, inferiore e superiore, e la Valle del Maro, pur costituendo geograficamente un insieme omogeneo, in epoca medievale e fino al 1576 (anno dell’acquisto del territorio da parte di Emanuele Filiberto di Savoia) hanno seguito diverse sorti, di cui restano rilevanti tracce; i 436 anni di unificazione fanno però oggi del territorio della Valle Impero (così detta dal torrente che la bagna, e non mancano ragioni per approfondire anche questo argomento) un tutto unico, anche se con forti specificità e differenze, che già un superficiale sguardo alle parlate spiega in modo evidente.
Le recenti norme, in verità poco chiare e spesso assai discutibili, che impongono ai Comuni con meno di 1.000 abitanti di unificarsi o, in subordine, di offrire ai cittadini alcuni servizi in forma associata, costringono ciascuno a riflettere sulla propria identità, a conservarla e a farla conoscere agli altri, perchè non venga dispersa o anche soltanto annacquata in una indistinta generalità. Se questa può essere una ragione contingente, e in fondo un po’ debole per dar vita a una rivista, un’altra più forte e convincente si può trovare nella realtà del nostro tempo, quella che sfugge alle singole volontà, ma che tutte le impronta e le condiziona. Crediamo infatti, ma è giudizio condiviso, che la seconda metà del secolo da poco concluso costituisca una cesura, uno scarto profondo con tutta l’età precedente: si è passati cioè da una società ancora agricola ad un’altra, industriale e tecnologica, che ha modificato radicalmente abitudini, modi di vita, utilizzo delle stesse risorse ambientali. Senza timore di esagerare si può dire che è finita una civiltà e ne è cominciata un’altra, migliore o peggiore non interessa qui definire, certamente diversa: a noi tocca dunque una grande responsabilità, più che di interpretare la nuova, di testimoniare la vecchia; perchè i giovani (e così anche chi viene da fuori, visto che la realtà globale comporta movimenti di massa) sappiano cosa è stato il territorio che oggi vivono in forme nuove, chi sono stati i personaggi che l’hanno segnato e distinto, le abitudini, i modi di vita, il linguaggio, le tracce che hanno lasciato, gli avvenimenti grandi e piccoli che l’hanno accompagnati.

E tocca proprio a noi fare da testimoni, perchè alcuni hanno avuto il privilegio (o la sfortuna?) di avere ancora visto e vissuto scampoli di questa civiltà che non c’è più; uno scrittore come Francesco Biamonti, dal suo angolo ponentino, ha saputo farla rivivere questa civiltà in un’aura di poesia, quasi in un sogno brumoso; noi invece, molto prosaicamente, contiamo di offrire a chi vive nella nostra Valle, ma anche a chi la vuole meglio conoscere. un quadro, anzi un mosaico a più colori, di quello che i paesi sono stati, senza dimenticare di guardare all’oggi, con le sue dinamiche e i suoi problemi.
Perchè la scelta di un nome così strano? Pur con non pochi dubbi, ci è parsa una soluzione accettabile per alcune ragioni: 1) la parola in dialetto richiama subito un tratto distintivo da conservare, quello che da qualche secolo è il linguaggio dei nostri vecchi, soprattutto le parole che, legate ad es. al lavoro, rischiano di scomparire perchè non c’è più ragione di usarle; 2) a lècca è poi un oggetto speciale,perchè, di legno o metallica, serviva a raccogliere e separare (ma con mano abile e leggera) l’olio limpido da quello ancora torbido che dalla pressa era finito nella seggia (un contenitore metallico) e poi in un grosso paiolo: era perciò così che si raccoglieva l’olio fresco, la vera e principale fonte di sopravvivenza o di misurata ricchezza; 3) ma a lècca, forse non per caso, è anche un termine per definire un desiderio sottile, quasi sensuale, di qualcosa, in particolare se non comune o difficilmente disponibile. Questa lècca (di conservare e far conoscere la nostra realtà, passata e presente) è un po’ quella che ha animato chi dà vita alla rivista, che sperano di suscitarla con analoga e anche maggiore intensità in coloro che vorranno leggerla, con curiosità e con passione.
Come si può capire la rivista non sarà la voce delle Amministrazioni Comunali, anche se con queste si rapporta, e sarà culturale nel senso più ampio del termine, toccando la vita nella sua interezza, perchè tutto è opportuno rilevare, analizzare e far conoscere; ed è rivolta anzitutto a chi nella Valle Impero ci vive (la speranza è che in ogni famiglia ce ne sia una copia, anche in ragione del prezzo contenuto), ma sarà diffusa per quanto possibile nella regione Liguria e nel basso Piemonte, così vicino e legato alla nostra storia; vorremmo anche farla arrivare a coloro che per varie ragioni, pur nati qui, hanno scelto o sono stati costretti ad andare lontano, un po’ in tutto il mondo. Se sapremo renderla interessante, non vogliamo affatto escludere di farne un veicolo promozionale aperto a tutti, specialmente ai turisti che vorranno meglio conoscere la nostra terra.

Il passato, recente o remoto, è il nostro terreno di indagine, proprio per capire meglio chi siamo o anche solo per conservare la memoria della vita che fu, coscienti del fatto che non esiste pianta senza radici; ma non vogliamo disinteressarci della pianta, anzi vogliamo contribuire a farla ben attecchire, a farla crescere in modo armonico e a farla produrre: fuor di metafora, vogliamo contribuire a migliorare il presente e a dare un indirizzo convincente e positivo al futuro. È per questo che troveranno spazio nella rivista le aziende del territorio (che, dato non secondario, daranno così un sostegno economico all’iniziativa), una per numero, perchè non si tratta di una pubblicazione commerciale: crediamo sia un modo per dimostrare anche a noi stessi che le potenzialità del territorio esistono e non sono poche, solo ci serve un po’ di fiducia e di intraprendenza, seguendo la traccia dei nostri vecchi, che di una valle ampia e armoniosa, ma anche aspra e difficile, hanno saputo fare una valle Aurea, forse così definita in ragione del prodotto principe, l’olio dei nostri olivi, o forse per la ricchezza che in passato garantiva.
La rivista, che avrà cadenza annuale e sarà pubblicata in primavera, è aperta al contributo di tutti, preferibilmente a chi nella Valle è nato o a chi ha scelto di viverci, perchè siamo convinti che chi ad essa è legato da questi vincoli possa mettere nei suoi interventi qualcosa in più, l’amore per la propria terra: non un’anacronistica e un po’ ridicola chiusura all’altro, ma un sano attaccamento alle origini, che volenti o nolenti tutti ci impronta e ci condiziona. Certamente la redazione e il direttore vaglieranno i contributi pervenuti e sceglieranno gli orientamenti, ma c’è bisogno della collaborazione di chi se la sente, per rendere viva e stimolante la lettura, che è poi la vera ragione di ogni pubblicazione; e così serviranno anche suggerimenti e consigli, possibilmente benevoli, per correggere gli errori e migliorare il risultato.
Un grazie caloroso va alle otto Amministrazioni Comunali, che potranno utilizzare la rivista per promuovere e fare cultura, a fronte di una spesa contenuta, all’Azienda Il Cascin, che ha creduto da subito al progetto, all’Editore che, operante sul territorio, ha accolto con entusiasmo e disponibilità questa iniziativa, e a tutti i collaboratori, che hanno messo a disposizione con generosità tempo e competenze.

Carlo Alassio

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